Edizione 2015

Si è conclusa con grande successo di pubblico la II edizione del Varignana Music Festival: 10 appuntamenti in 9 giorni, fra recitals, conversazioni-concerto, carte blanche, e veri e propri ritratti degli Artisti che hanno animato dal 10 al 18 luglio con la loro presenza Palazzo di Varignana Resort & SPA, una destinazione esclusiva immersa in un parco di venti ettari, poco distante dal centro di Bologna.

Ideato e diretto da Bruno Borsari (direttore della Fondazione Musica Insieme), il Festival ha portato sul palco di Varignana alcuni fra i più importanti protagonisti della classica, da Mario Brunello ad Alexander Romanovsky, da Ezio Bosso a Christine Walewska e Itamar Golan, configurandosi, per la qualità della programmazione e il valore degli artisti ospitati, come unico Festival di rilevanza internazionale del territorio metropolitano bolognese.

A Mario Brunello è stata affidata una ‘carta bianca’, con quattro appuntamenti che hanno riempito di musica le tre giornate d’apertura del Festival, dal 10 al 12 luglio. Reduce da una lunga tournée in Cina e Giappone con l’Accademia di Santa Cecilia e Antonio Pappano, Mario Brunello non è soltanto il primo italiano ad essersi aggiudicato il Concorso “Čajkovskij” di Mosca, esibendosi con direttori quali Gergiev, Temirkanov, Jurowski, Abbado: da anni si dedica anche con passione a progetti alternativi, collaborando fra gli altri con Marco Paolini, Uri Caine, Paolo Fresu, Stefano Benni, Moni Ovadia. Nel medesimo spirito di ‘scoperta’ e contaminazione, Brunello ha aperto il Festival in duo con Alexander Romanovsky, formazione espressamente creata per il concerto inaugurale, sulle note struggenti di Lekeu e Rachmaninov, per comparire il giorno successivo nella suggestiva cornice della Chiesa di San Lorenzo di Varignana (straordinaria architettura pre-romanica con una cripta risalente al IX secolo) in una delle sue più ispirate interpretazioni della Suite n. 3 a violoncello solo di Bach, raggiunto poi dagli archi del Quartetto Lyskamm in un capolavoro come il Quintetto di Schubert. La maratona-ritratto di un artista, e di un uomo capace di coinvolgere migliaia di ascoltatori con la forza delle sue esplorazioni dalle cime delle Dolomiti allo spazio di “Antiruggine” (ex officina ristrutturata e divenuta sede di incontri e concerti) si completava con due appuntamenti domenicali: un’originale conversazione-concerto con Gustavo Zagrebelsky, giurista italiano già Presidente della Corte Costituzionale, sull’interpretazione di due ‘testi sacri’ come una sonata di Schubert e la Costituzione, e un recital finale, accolto da un pubblico foltissimo che ha reagito con un trasporto e un’emozione palpabili alle musiche e alle parole condivise con il compositore e pianista Ezio Bosso, autore di pagine dall’eccezionale fascino, come le celebri colonne sonore di Io non ho paura e del Ragazzo invisibile di Salvatores. Nel programma compariva peraltro un brano, Following (a bird), composto proprio a Varignana, e con il quale Bosso ha invitato un pubblico visibilmente commosso ad «imparare a perdersi, ogni tanto, e a seguire…».

Altro special guest, in due recital dal cuore brahmsiano il 13 e il 17 luglio, è stato Linus Roth, violinista tedesco fra i più interessanti della sua generazione, già al fianco di colleghi come Gautier Capuçon, Jan Vogler, Kim Kashkashian. Linus Roth, al suo debutto sulle scene bolognesi,ha imbracciato il suo Stradivari “Dancla” del 1703 al fianco di Itamar Golan, pianista da oltre vent’anni al fianco di solisti come Maisky, Mintz, Repin, Vengerov, e che si è esibito anche il 14 luglio in un suggestivo programma a quattro mani con la pianista giapponese Natsuko Inoue, riportando il pubblico in un ideale salotto musicale, tra le melodie indimenticabili della Fantasia di Schubert e i ritmi popolari delle Danze ungheresi di Brahms.

La II edizione del Varignana Music Festival ha visto poi un’importante e graditissima riconferma nella presenza di un interprete d’eccezione qual è Alexander Romanovsky, Premio “Busoni” 2001, oggi pianista invitato dalle principali compagini, quali Royal Philharmonic Orchestra e Filarmonica del Teatro alla Scala, e recentemente apparso con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Pappano e con l’Orchestra del Mariinskij diretta da Gergiev. Oltre a esibirsi in duo con Mario Brunello, il 15 luglio Romanovsky è stato protagonista di un recital solistico sulle pagine più amate di Beethoven e Chopin, con il pieno consenso di un pubblico folto e partecipe, mentre il 16 è stato sold out il suo recital in duo con la violoncellista statunitense Christine Walewska, straordinaria interprete ammirata dai massimi artisti del Novecento (con le parole del leggendario Arthur Rubinstein: «Ha il suono più sensuale che io abbia mai udito in un violoncello… Lei è la sola violoncellista capace di togliermi il respiro»). Carico d’emozione anche il loro programma, che spaziava dalle note di Bach alle danze argentine di Piazzolla, Bragato, Bolognini, il grande interprete e compositore che la designò quale unica violoncellista autorizzata a eseguire i propri lavori, e del quale la Walewska ha offerto al pubblico un commovente ritratto.

Infine, l’appuntamento conclusivo del Festival, il 18 luglio, vedeva appositamente riuniti per un saluto corale alcuni dei principali protagonisti dell’edizione 2015. Ricreando per il Festival un’ideale ‘accademia’ ottocentesca, gli Artisti si sono esibiti in un’antologia di capolavori, da Bach a Ravel, da Pergolesi a Chopin, che era anche una sorta di autoritratto, un ricordo in musica firmato da ciascuno di loro, Romanovsky, Walewska, Roth, Golan: una vera festa della musica, in attesa della III edizione.